E se un “CME perfetto” colpisse la Terra?

Da un po’ di tempo mi sto chiedendo, come stanno facendo un po’ tutti, delle cause e dei perché della storia recente. La crisi ininterrotta che ci sta perseguitando da 20 anni e le politiche recessive degli stati, le migrazioni di popolazioni, le guerre umanitarie, la attuale pandemia ed il Reset totale della società come la intendiamo.

Di controcampo abbiamo invece un rilascio di tecnologia enorme chiamato la quarta rivoluzione industriale e che potrebbe portare il genere umano verso una direzione evolutiva accelerata, un evento auspicato a gran voce da quelli che sono stati definiti transumanisti e post-umani.
Tralascio per il momento questo argomento che affronterò in post futuri, voglio soltanto mettere in risalto la quantità di tecnologia che per anni è stata esclusivo appannaggio dei militari, la rete 5G ne è un esempio calzante.
L’ex presidente americano Trump ha istituito un nuovo corpo dell’esercito per militarizzare lo spazio e, anche se il Congresso al momento non sembra intenzionato a sovvenzionare i militari, la direzione risulta chiara.
Stiamo vivendo un momento storico particolare che si spiega con la Scala di Kardašëv. La scala di Kardašëv è un metodo di classificazione delle civiltà in funzione del loro livello tecnologico, proposta nel 1964 dall’astronomo russo Nikolaj Kardašëv. Si compone di tre tipi, basati sulla quantità di energia di cui le civiltà dispongono, secondo una progressione esponenziale. L’esistenza delle civilizzazioni descritte è del tutto ipotetica, ma questa scala è stata utilizzata come base di partenza nella ricerca del progetto SETI ed è inoltre richiamata in varie opere di fantascienza.
L’astrofisico e divulgatore scientifico americano Michio Kaku ha affermato che ci potremmo arrivare tra il 2100 ed il 2200. E per come la vedo io è un tempo molto breve nel quale la società umana dovrà effettuare dei cambiamenti significativi.

Nel corso del tempo mi sono fatto l’idea che le nostre elìtes hanno una certa premura ad affrontare questo enorme cambiamento perché la nostra stella, il Sole, non è un astro campione di stabilità. Le sue fasi undecennali alternano periodi di minima attività, come è l’attuale, e periodi di attività massima.
Le eruzioni solari con espulsione di massa coronale sono di quanto più distruttivo si può manifestare nel sistema solare e se una di queste espulsioni si formasse fronte-Terra sarebbero dolori per circuiti elettronici, linee elettriche, trasformatori, satelliti, computer..
Una di queste che occasionalmente colpiscono la Terra è avvenuta fortunatamente agli inizi della nostra era industriale nel 19° secolo nel 1859 e non ce ne siamo accorti.
Se il CME perfetto dovesse colpirci ora la civiltà umana potrebbe sprofondare in un nuovo medio evo con conseguenze pratiche per la vita di tutti i giorni inimmaginabili e conseguenze geopolitiche forse peggiori.
A questo scenario bisogna aggiungere che siamo in una fase discendente del periodo caldo a seguito dell’ultimo periodo glaciale finito circa diecimila anni fa, quindi potremmo non avere più la “finestra” di tempo per riprenderci da un Flare fronte Terra con una aspettativa che si allungherebbe di migliaia di anni.

Hanno premura!

28 gennaio 2021
Cap Allon

Il dottor Tony Phillips è un astronomo professionista e scrittore scientifico, meglio conosciuto per la sua paternità del sempre eccellente spaceweather.com. Di seguito è riportata una versione ridotta del suo articolo del 21 gennaio 2021 dal titolo: “E se … una CME perfetta colpisse la Terra?”

Hai sentito parlare di una “tempesta perfetta”. Ma che dire di una tempesta solare perfetta? Un nuovo studio appena pubblicato sulla rivista di ricerca Space Weather considera cosa potrebbe accadere se un’espulsione di massa coronale (CME) nel peggiore dei casi colpisse la Terra.

Avviso spoiler: potrebbe essere necessario un generatore di backup.

Per anni, i ricercatori si sono chiesti, qual è la cosa peggiore che il sole potrebbe fare? Nel 2014, Bruce Tsurutani (JPL) e Gurbax Lakhina (Indian Institute of Geomagnetism) hanno introdotto il “CME perfetto”: sarebbe veloce, lasciando il sole a circa 3.000 km/s puntato direttamente sulla Terra. Inoltre, seguirebbe un’altra CME, che libererebbe il percorso di fronte ad essa, consentendo alla nube di tempesta di colpire la Terra con la massima forza.

Immagine SOHO di un’espulsione di massa coronale (CME). DI PIÙ
Niente di tutto questo è fantasia.

L’Osservatorio Solare ed Eliosferico (SOHO) ha osservato CME che lasciano il sole a velocità fino a 3.000 km / s. E ci sono molti casi documentati di un’ECM che spiana la strada a un’altra.

Le CME perfette sono reali.

Tsurutani e Lakhina hanno dimostrato che un CME perfetto raggiungerebbe la Terra in sole 12 ore, consentendo ai responsabili delle emergenze poco tempo per prepararsi e si sarebbe schiantato nella nostra magnetosfera 45 volte superiore la velocità del suono.

In risposta a un tale shock, ci sarebbe una tempesta geomagnetica forse due volte più forte dell’evento Carrington del 1859. Le reti elettriche, il GPS e altri servizi ad alta tecnologia potrebbero subire interruzioni significative.

Suona male?

Bene, si scopre che potrebbe essere anche peggio.

Nel 2020, un team di ricercatori guidato dal fisico Dan Welling dell’Università del Texas ad Arlington ha dato uno sguardo nuovo alla CME perfetta di Tsurutani e Lakhina. La modellazione della meteorologia spaziale ha fatto molta strada negli ultimi 6 anni, quindi sono stati in grado di giungere a nuove conclusioni:

Risultati di esempio dalla modellazione al computer di un impatto ECM perfetto. Le immagini mostrano la distorsione e la compressione del campo magnetico terrestre così come le correnti indotte nell’atmosfera. Fonte: Welling et al, 2020.

“Abbiamo utilizzato un modello di computer con ionosfera di corrente magnetoidrodinamica (MHD) accoppiato”, afferma Welling. “I risultati della MHD contengono molta più complessità e riflettono meglio il sistema del mondo reale.”

Il team ha scoperto che i disturbi geomagnetici in risposta a una CME perfetta potrebbero essere 10 volte più forti di quelli calcolati da Tsurutani e Lakhina, specialmente a latitudini superiori a 45-50 gradi. “[I nostri risultati] superano i valori osservati durante molti eventi estremi del passato, inclusa la tempesta del marzo 1989 che ha abbattuto la rete elettrica Hydro-Quebec nel Canada orientale; la tempesta ferroviaria del maggio 1921; e lo stesso evento Carrington”, afferma Welling.

Un risultato chiave del nuovo studio è come il CME distorcerebbe e comprimerebbe la magnetosfera terrestre. L’attacco spingerebbe la magnetopausa verso il basso fino a quando non si trova a soli 2 raggi terrestri sopra la superficie del nostro pianeta. I satelliti in orbita terrestre si troverebbero improvvisamente esposti a una grandine di particelle cariche energetiche, potenzialmente in cortocircuito dei componenti elettronici sensibili. Una “superfontana” di ioni di ossigeno che sale dalla sommità dell’atmosfera terrestre potrebbe letteralmente trascinare verso il basso i satelliti, accelerandone la scomparsa.

Per gli specialisti, la Tabella 1 del documento di Welling et al confronta la loro simulazione di un impatto CME perfetto (evidenziato in giallo) con eventi estremi passati:

Non è necessario comprendere tutti i numeri per capirne il succo: un perfetto attacco CME farebbe impallidire molte tempeste precedenti. E dato lo stato attuale dei lavori, con la magnetosfera terrestre in rapido declino che si sta verificando contemporaneamente all’accelerazione del ciclo solare 25, la prossima grande tempesta solare non deve necessariamente essere “Perfetta” affinché possa causare danno significativo e diffuso: molti ricercatori definiscono anche questo aumento la finestra ideale per il prossimo grande evento (da oggi al 2025 o giù di lì).

La Terra è in ritardo per un altro Evento simile a Carrington.

In effetti, probabilmente ne abbiamo perso uno.

Nel luglio 2012 (durante il ramp-up del Solar Cycle 24), la NASA e il veicolo spaziale europeo hanno assistito a un’estrema tempesta solare eruttare dal sole che ha mancato di poco la Terra: “Se avesse colpito”, ha annunciato Daniel Baker dell’Università del Colorado; “Stavamo ancora raccogliendo i pezzi.”

Come Welling et al concludono nel loro articolo, “Ulteriori esplorazioni e preparativi per attività così estreme sono importanti per mitigare le catastrofi legate al tempo spaziale”. C’è ancora così tanto che non sappiamo.

Grand Solar Minimum + Pole Shift

Fonte: Electroverse

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