Global Warming is Magic

Postato da Guido Guidi il 7 febbraio 2021

Ci vuole un bel coraggio a dire che il global warming è magico, con tutti i disastri che ci sono in giro per il mondo. Pensate, alcuni giorni fa New York si è beccata una nevicata come non se ne vedevano da decenni e subito il Rescue Team si è affrettato a dichiarare che, ovviamente, è colpa del caldo. Lo stesso caldo che sta portando temperature primaverili sul Mediterraneo lasciando invece mezza Europa nel freezer (ma che non si sappia in giro).

Comunque, del freddo che NON viene dal caldo abbiamo già detto abbondantemente, però potrà tornare utile dare un’occhiata ad un altro paper appena uscito che smonta per l’ennesima volta la bizzarra teoria che, stufo di aver caldo, il gelo delle latitudini polari abbia deciso di spostarsi altrove. Ecco qua:

Eurasian cooling in response to Arctic sea-ice loss is not proved by maximum covariance analysis – Zappa et al., Nature Climate Change.

Lo studio (leggibile qui) è uscito in risposta ad un altro che, in effetti, affermava proprio che il freddo viene dal caldo, questo:

A reconciled estimate of the influence of Arctic sea-ice loss on recent Eurasian cooling – Mori et al., Nature Climate Change

Pare che, tanto per cambiare, ci fosse qualche problemino statistico nel paper precedente. Il fatto che su NCC abbiano accettato il commento non lascia molto spazio al dubbio. Sicché, secondo Zappa et al., sarebbe la variabilità atmosferica a incidere sulla variabilità della concentrazione del ghiaccio, e non quest’ultima a condizionare le ondate di freddo sulle latitudini più basse.

Statistica, come quella con cui, senza sosta e senza pietà, sono sottoposte al massacro le serie storiche della temperatura. Per carità, avere dei dataset consolidati è complicatissimo. Riconciliare le osservazioni di luoghi dove cambia l’ambiente circostante, cambiano gli strumenti, cambiano i punti di misura è un lavoraccio che conserva ancora ampi margini di incertezza e che, certamente, non cancella il fatto che questo pianeta si stia scaldando. Però, mi chiedo, possibile che nessuno si ponga un problema vedendo che sono meglio correlate con la concentrazione di CO2 le modifiche fatte ai dataset che il contenuto stesso delle serie?

Vedere per credere. La figura sotto (Fonte WUWT) riporta appunto le modifiche che, un algoritmo via l’altro, sono state apportate alle osservazioni. Il passato remoto è diventato più freddo e quello recente più caldo. Risultato, questa curva fitta con quella della CO2 che è un piacere.

Quest’altra figura sotto invece (Fonte http://www.climate4you.com), mostra appunto la correlazione tra le temperature medie superficiali globali e la CO2. Certamente tutt’altro che lineare.

Tutto questo lavoro è necessario per riconciliare le osservazioni con le “previsioni” dei modelli climatici o, meglio, con i presagi distopici degli scenari climatici. Perché, se il disastro climatico non si palesa, è ben difficile che possa aver senso mettere in pratica policy draconiane per contrastarlo. Questo non significa che non ci sia un problema o che non ci sia un “tema” clima, perché capire in che direzione va il clima è oggi, con 7mld di persone da nutrire (di cibo e di energia), più importante di quanto non lo sia mai stato. Ma non è pompando un futuro distopico che si troverà la soluzione.

Questo sotto è l’abstract di un paper che chiarisce bene i termini del problema (Pielke at al., 2021). Mi sono divertito a mettere in evidenza qualche passaggio…

Distorting the view of our climate future: The misuse and abuse of climate pathways and scenarios
Climate science research and assessments under the umbrella of the Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) have misused scenarios for more than a decade. Symptoms of misuse have included the treatment of an unrealistic, extreme scenario as the world’s most likely future in the absence of climate policy and the illogical comparison of climate projections across inconsistent global development trajectories. Reasons why such misuse arose include (a) competing demands for scenarios from users in diverse academic disciplines that ultimately conflated exploratory and policy relevant pathways, (b) the evolving role of the IPCC – which extended its mandate in a way that creates an inter-relationship between literature assessment and literature coordination, (c) unforeseen consequences of employing a temporary approach to scenario development, (d) maintaining research practices that normalize careless use of scenarios, and (e) the inherent complexity and technicality of scenarios in model-based research and in support of policy. Consequently, much of the climate research community is presently off-track from scientific coherence and policy-relevance. Attempts to address scenario misuse within the community have thus far not worked. The result has been the widespread production of myopic or misleading perspectives on future climate change and climate policy. Until reform is implemented, we can expect the production of such perspectives to continue, threatening the overall credibility of the IPCC and associated climate research. However, because many aspects of climate change discourse are contingent on scenarios, there is considerable momentum that will make such a course correction difficult and contested – even as efforts to improve scenarios have informed research that will be included in the IPCC 6th Assessment.

Astratto
La ricerca e le valutazioni della scienza del clima sotto l’egida del Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici (IPCC) hanno utilizzato impropriamente scenari per più di un decennio. I sintomi dell’abuso hanno incluso il trattamento di uno scenario estremo e irrealistico come il futuro più probabile del mondo in assenza di una politica climatica e il confronto illogico delle proiezioni climatiche attraverso traiettorie di sviluppo globale incoerenti. I motivi per cui è sorto tale abuso includono

  • (a) richieste concorrenti di scenari da parte di utenti in diverse discipline accademiche che alla fine hanno unito percorsi esplorativi e strategici,
  • (b) il ruolo in evoluzione dell’IPCC – che ha esteso il suo mandato in un modo che crea un’interazione relazione tra valutazione della letteratura e coordinamento della letteratura,
  • (c) conseguenze impreviste dell’utilizzo di un approccio temporaneo allo sviluppo di scenari,
  • (d) mantenere pratiche di ricerca che normalizzano l’uso incauto degli scenari e
  • (e) la complessità e la tecnicità intrinseca degli scenari in modelli basati ricerca ea sostegno della politica.

Di conseguenza, gran parte della comunità di ricerca sul clima è attualmente fuori strada dalla coerenza scientifica e dalla rilevanza politica. I tentativi di affrontare l’uso improprio dello scenario all’interno della comunità finora non hanno funzionato.

Il risultato è stato la produzione diffusa di prospettive miopi o fuorvianti sul futuro cambiamento climatico e sulla politica climatica.

Fino a quando la riforma non sarà attuata, possiamo aspettarci che la produzione di tali prospettive continui, minacciando la credibilità complessiva dell’IPCC e della ricerca sul clima associata. Tuttavia, poiché molti aspetti del discorso sui cambiamenti climatici dipendono dagli scenari, c’è un notevole slancio che renderà difficile e contestata tale correzione di rotta, anche se gli sforzi per migliorare gli scenari hanno informato la ricerca che sarà inclusa nella 6a valutazione dell’IPCC.

In sostanza, per più di dieci anni la ricerca ha fatto un uso del tutto errato del concetto di scenario, esprimendo favore per quelli più irrealistici ed estremi, come se rappresentassero davvero il futuro. Tutto questo mentre l’IPCC diventava non solo il catalizzatore della ricerca, ma anche il committente della stessa. Ora, la comunità scientifica è fuori rotta, priva di coerenza e di capacità di indirizzare correttamente le policy e continua a produrre prospettive miopi e ingannevoli sul futuro cambiamento climatico e sulle policy climatiche. La rotta però, potrà difficilmente essere corretta, perché gran parte della ricerca esiste perché esistono quegli scenari, se il disastro non fosse dietro l’angolo, a nessuno verrebbe in mente di cambiare strada, o no?

Quindi meglio, molto meglio, cambiare la realtà, hai visto mai che la si riesca a conciliare col futuro? 🙂

Enjoy.

Climate Monitor


Nel caso che nessuno lo capisca ancora una volta il «leitmotiv» è la negazione della realtà, la sovversione del significato delle parole; qualsiasi mezzo è ritenuto valido per piegare il pensiero delle persone al volere di interessi politici, economici e geopolitici che sono difficilmente quantificabili da un lettore distratto.
La cosa spiazzante è come essere dentro un film, dove siamo gli osservatori ma al tempo stesso gli osservati, un concetto che viene da lontano.

«La prima regola di una missione era quella di non consentire agli osservati di accorgersi degli osservatori, e l’ultima cosa che un Dirnano poteva desiderare era proprio un naufragio sulla Terra»

(Robert Silverberg, Gli osservatori, Fantascienza)

Anche i film e serie televisive come Star Trek hanno usato più volte questo concetto.

L’uso sistematico dell’inganno mediatico genera credenze popolari molto difficili da estirpare, è un complottismo alla rovescia che sommato all’altro complottismo genera un sistema estremamente polarizzato dove non ci sono punti di contatto ma reciproca diffidenza e completa assenza di dialogo.
Un “Divide et Impera Major” reso possibile dalla tecnologia ed il pressoché totale asservimento delle istituzioni, dei canali e network di informazione, la carta stampata, le università e quant’altro serve a divulgare la conoscenza.
Un mostro incorporeo e tentacolare come una piovra che abbraccia l’intera umanità. .. magari qualcuno adesso pensa alla spektre, no?
La cosa straordinaria è che non c’è complotto, non ci sono cospirazioni di sorta. È tutto alla luce del sole e tutti fanno la loro brava parte di dente in un complesso ingranaggio che gira quasi di vita propria.

Questa è la nuova normalità, baby !!

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