DISCESA ARTICA

Le tempeste di neve e il ghiaccio portano gran parte dell’Europa nel gelo

L’Artico è sceso: il Nord America, l’Asia settentrionale e gran parte dell’Europa stanno soffrendo un freddo senza precedenti e enormi quantità di neve.

La Germania e i Paesi Bassi sono stati colpiti da “enormi tempeste di neve” domenica 7 febbraio, che hanno portato parti del paese a un punto morto, riferisce euronews.com.
I Paesi Bassi e parti della Germania sono state colpite domenica da un’enorme tempesta di neve, che ha portato alcune parti del paese a un blocco totale.
I residenti delle città olandesi e tedesche si sono precipitati fuori per andare in slittino e giocare sulla neve nonostante le temperature di -5°C.

Un residente spala la neve sotto un arco a Wernigerode, Germania, domenica mattina presto, 7 febbraio 2021.Matthias Bein / (c) dpa-Zentralbild

L’agenzia meteorologica olandese KNMI ha emesso un rarissimo allarme “codice rosso” in tutto il paese, che ha subito la sua prima tempesta di neve in più di 10 anni.

Il servizio meteorologico tedesco DWD ha esortato le persone a rimanere a casa e le autorità hanno portato i senzatetto in rifugi caldi a temperature sotto lo zero.
I collegamenti stradali e ferroviari sono stati colpiti, tra nevicate e forti venti nel nord e nell’ovest del paese.

30 centimetri di neve

La polizia nello stato occidentale del Nord Reno-Westfalia ha detto domenica presto di aver contato 222 incidenti a causa delle cattive condizioni meteorologiche da sabato pomeriggio. Hanno detto che due persone tra i 28 sono rimaste gravemente ferite.

Nella città occidentale di Muenster, tra i luoghi più colpiti, c’era così tanta neve per le strade che le ambulanze non potevano più circolare e tutti i trasporti pubblici erano chiusi. Sono caduti più di 30 centimetri (quasi 12 pollici) di neve, accumulandosi fino a 1 metro (oltre 3 piedi) in alcune parti, e domenica si prevedeva che cadesse più neve.

A Wuppertal, nella Germania occidentale, i vigili del fuoco hanno dovuto salvare sei passeggeri fuori dalla famosa ferrovia sopraelevata della città dopo che un treno si era fermato a causa delle condizioni gelide. Hanno dovuto salire sulle scale per raggiungere le persone sul treno e aiutarle a scendere a terra, ha riferito dpa.

Le autorità cittadine nella città occidentale di Hagen hanno camminato per le strade di notte svegliando i senzatetto che dormivano fuori e portandoli ai rifugi, ha riferito l’agenzia di stampa tedesca dpa. A Berlino, il più grande rifugio della capitale, una tendopoli in periferia, è stato sgomberato all’inizio di sabato per assicurarsi che le persone non morissero congelate a temperature sotto lo zero.

Un dipendente della Deutsche Bahn spazza la neve su una piattaforma presso la stazione principale di Magdeburgo, in Germania, domenica 7 febbraio 2021. (Peter Gercke / dpa via AP) – Copyright Peter Gercke / (c) dpa-Zentralbild
Chiusi i centri di test per il coronavirus

Il governo olandese ha chiuso tutti i centri di test sul coronavirus per diversi giorni a causa della gravità del tempo, mentre il paese prevede di sperimentare 10 giorni di temperature negative. Decine di voli sono stati cancellati o ritardati all’aeroporto Schiphol di Amsterdam, mentre l’aeroporto di Eindhoven (sud) è stato chiuso. Tutti i treni sono stati cancellati nel paese, compresi quelli diretti in Germania.

I tram sono stati fermati nella capitale Amsterdam e un tram è deragliato a causa della neve a L’Aia, secondo un giornalista dell’AFP. La maggior parte dei Paesi Bassi domenica era coperta da 5-10 cm di neve, ma in alcuni punti lo spessore era fino a 30 cm, secondo il canale televisivo pubblico NOS. Più di 80 auto sono uscite di strada dopo essere scivolate sulla neve, secondo l’autorità olandese per le infrastrutture, che consiglia agli automobilisti di evitare la guida.

Il Regno Unito è un’altra nazione che attualmente sta affrontando il gelo.

Le sensazionali nevicate invernali della Scozia continuano, riporta inthesnow.com, con quello che ora è, dopo quasi due mesi di temperature in gran parte sotto lo zero, “uno dei periodi più lunghi di freddo nevoso di questo secolo”. I cinque centri sciistici turistici del paese stanno registrando sorprendenti quantità di neve (vedi immagine in primo piano), con rari avvisi di valanghe emessi alle quote più elevate.

La cosa ridicola è che il freddo della Gran Bretagna è iniziato a metà dicembre 2020, nel periodo in cui il Met Office del Regno Unito ha annunciato che:

il riscaldamento globale antropogenico avrebbe reso la neve britannica un ricordo del passato entro il 2040-2060.

E oltre alla neve record, anche il freddo record sta investendo la nazione, con le basse altitudini dell’Inghilterra sud-occidentale che soffrono di picchi diurni intorno a -5°C (23°F).

Si prevede che l’esplosione artica del Regno Unito continuerà per almeno il resto della settimana (vedi GFS sotto), con il raffreddamento di febbraio dopo quello che è stato un mese eccezionalmente freddo di gennaio – la temperatura dell’Inghilterra centrale (CET) è arrivata a soli 3,1°C, che è circa 0,7°C al di sotto della media 1961-1990 (un’era storicamente fresca tra l’altro). Questa lettura indica che il mese scorso è stato il mese di gennaio più freddo dal 2010 e prima ancora dal 1987 (il CET è il set di dati sulla temperatura più lungo al mondo, risale al 1659 e nota: il gennaio 1659 CET era di 3°C, molto simile a quello del 2021).

Europa
GFS 2m Temp Anomalies C) for Feb. 12 [tropicaltidbits.com]
GFS 2m Temp Anomalies C) for Feb. 15 [tropicaltidbits.com]
Nord America
GFS 2m Temp Anomalies C) for Feb. 15 [tropicaltidbits.com]

ELECTROVERSE


Il blocco gelido dal mar di Kara si prepara a scivolare in Europa le incertezze previsionali sulla tenuta dell’anticiclone scandinavo per il weekend

A differenza degli ultimi inverni quest’anno la presenza di un vortice polare piuttosto disturbato, coricato con il proprio asse al di fuori del mar Glaciale Artico, sta favorendo frequenti incursioni fredde, fino al cuore del vecchio continente. Mentre in queste ore, una circolazione “retrograda” di aria polare continentale, e artica continentale in quota, sta portando freddo, neve e gelo, fra le Repubbliche Baltiche, l’Europa centrale e le coste orientali del Regno Unito, un enorme blocco di aria gelida, d’estrazione artica continentale, dalla parte più settentrionale del mar di Kara e dalla Novaja Zemlja sta scivolando verso il nord della Russia, facendo piombare i termometri al di sotto dei -30°C.

Il gelo ora diventa siderale in gran parte della Siberia, fra il bassopiano della Siberia occidentale e l’altopiano della Siberia centrale, così come sul nord della Russia. In questi giorni il polo del gelo si è spostato ad ovest della Repubblica di Jacuzia, stabilendosi fra l’altopiano della Siberia centrale e il settore più orientale del bassopiano della Siberia occidentale. Proprio qui i termometri, grazie all’intenso irraggiamento notturno e all’afflusso in quota di un nocciolo di aria gelida (isoterme sotto i -40°C a 5100 metri) legata al “lobo siberiano”, sono sprofondati sotto il fatidico muro dei -49°C -50°C. Proprio in questo periodo dell’anno entra nel vivo il periodo in cui statisticamente si raggiungono i grandi minimi termici annui sulle sterminate distese continentali dell’Eurasia, per effetto del minimo di soleggiamento che si raggiunge proprio alla fine di Dicembre.

Ecco i luoghi di origine del gelo che sta per invadere l’est Europa e raggiungere i vicini Balcani entro il prossimo weekend

Mai come in questo periodo dell’anno è così facile sfondare il muro dei -60°C nel cuore più gelido della Siberia orientale e centrale. Non è un caso se proprio in questo periodo in diverse città e villaggi siberiani la colonnina di mercurio può agevolmente varcare la soglia dei -50°C, avvicinandosi ai -55°C -56°C. Ma in questi ultimi giorni un grande serbatoio di aria gelida nei bassi strati, attorno i 1.5 – 2.0 km di altezza, si è isolato anche sull’estremo nord della Russia europea, fra la Repubblica dei Komi e il nord della Carelia, dove i termometri scendono abbondantemente al di sotto dei -35°C -40°C. Si tratta per l’appunto di freddo di natura prettamente “pellicolare”, quello che solitamente porta le grandi ondate di gelo sul vecchio continente.

Come abbiamo avuto già modo di spiegarvi, durante il tardo autunno e il periodo invernale, le sterminate pianure, gli altopiani e le immense steppe, tra la Siberia, il Kazakistan, la Mongolia e le altre ex Repubbliche Sovietiche dell‘Asia centrale, a nord del mar Caspio, sono interessate da un forte raffreddamento dello strato d’aria prossimo al suolo. Questo consistente raffreddamento, meglio noto anche come “raffreddamento pellicolare”, è causato da una serie di fattori, fra cui la preesistenza di masse d’aria secca nei bassi strati, la consistente riduzione della luce solare durante il giorno e la lontananza dell’azione mitigatrice di qualsivoglia mare, oceano o bacino lacustre di grande estensione. In alcune zone della Siberia centro-orientale, tra dicembre e gennaio, possono raggiungersi normalmente anche i -50°C -60°C, come nella Repubblica di Jacuzia, il polo del grande gelo siberiano.

Si viene così a sviluppare uno strato di aria gelida e molto pesante, vicino al suolo, con uno spessore limitato ai 1000-2000 metri, che origina il famoso anticiclone termico “russo-siberiano”, ossia una vasta zona di alta pressione di origine prettamente fredda, strutturata solo nei bassi strati. Di solito l’anticiclone termico “russo-siberiano” non porta sempre bel tempo, come erroneamente si pensa. A differenza dei tradizionali anticicloni dinamici (vedi quello delle Azzorre), essendo strutturato solo agli strati più bassi della troposfera, l’alta pressione “russo-siberiana” causa tempo brutto, con cieli coperti da nubi stratificate, forti venti e nevicate, a causa del passaggio di aree cicloniche o gocce fredde, più o meno profonde, in quota, che approfittando dei bassi geopotenziali alla quota di 500 hPa, si sganciano dalla regione artica, dove agisce il vortice polare, e si fiondano nel cuore delle steppe siberiane, kazake e mongole, apportando crude fasi invernali. Inoltre negli anticicloni termici l’aria fredda fa diminuire più velocemente la pressione con la quota e quindi favorisce la formazione di aree cicloniche in quota.

Nel corso dei prossimi giorni buona parte di questa massa d’aria molto gelida, attualmente posizionata sul della Russia europea, fra la Repubblica dei Komi e il nord della Carelia, comincerà a scivolare verso sud-ovest, a causa dell’isolamento di un “cut/off anticiclonico” che si andrà a posizionare fra il sud della Norvegia e il mar di Norvegia, dove a meno di 120 ore si prevede lo sviluppo di una intensa anomalia positiva di geopotenziale in quota, che andrà ad alimentare la circolazione anticiclonica a ridosso della Norvegia meridionale. Questo anticiclone scandinavo, appena menzionato, entro il prossimo weekend avrà il merito di risucchiare verso latitudini più meridionali quell’aria gelida, di tipo artica continentale, fino in direzione delle Repubbliche Baltiche, del mar Baltico, della Bielorussia e della Polonia.

Giunta al traverso della Bielorussia, dell’ovest dell’Ucraina e sulla Polonia la massa d’aria gelida, artica continentale, caratterizzata da isoterme stimate al di sotto dei -20°C -24°C a 850 hPa, si incanalerà molto velocemente sul bassopiano danubiano e raggiungere i Balcani, addossandosi sopravento alle Alpi Dinariche, prima di sfondare, in modo graduale, in direzione delle nostre regioni, a cominciare proprio dalle coste adriatiche, le più esposte, dove l’arrivo di queste masse d’aria comporterà un forte calo delle temperature, accompagnati da gelidi venti settentrionali. Al momento, pero, rimangono aperte troppe incertezze, a cominciare proprio dall’intensità del freddo che dai Balcani potrebbe sfondare verso l’Italia, come ci spiegano gli attuali scenari di ensemble della temperatura a 850 hPa.

Il tutto verrà deciso solo nei prossimi giorni, dalla reale portata del “cut/off anticiclonico scandinavo”, che al momento non sembra essere strutturato al punto giusto da tenere a bada le interferenze umide provenienti dall’Atlantico, le quali, senza la solidità di un blocco anticiclonico eretto lungo i meridiani, rischiano di dare una “spallata” alle gelide correnti in uscita dai Balcani, spingendole verso la Grecia, il mar Egeo e la Turchia occidentale (come accaduto con l’ondata di freddo di metà gennaio), con tutte le conseguenze del caso.

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