L’aria gelida dagli USA sprofonda sul Golfo del Messico, fino all’area caraibica

La potente ondata di gelo, di diretta estrazione Artica, scesa fino alle coste del Texas e della Louisiana (effetto dello “stratwarming” di un mese fa), oltre a portare intense quanto insolite nevicate in località dove le visite della “dama bianca” sono davvero rare, vedi Houston o Galveston, dove il termometro è sceso fino a -4°C, nelle prossime ore riuscirà a scivolare verso il Golfo del Messico, portando freddo e temperature largamente sotto le medie stagionali persino sulle coste del Messico orientale. La discesa delle masse d’aria molto fredde, scivolate nei giorni precedenti sopra le grandi pianure centrali degli Stati Uniti, è stata accompagnata dall’attivazione di una intensa ventilazione da Nord, che dagli stati del Texas e dalla Louisiana si dipanerà sul su tutto il Golfo del Messico, con una ventilazione a tratti anche forte, che raggiungerà l’intensità di burrasca nel tratto di mare a nord della penisola messicana dello Yucatan.

Le precipitazioni in atto su gran parte degli Stati contigui sono di carattere nevoso

Gli intensi venti da Nord, che espelleranno una parte dell’aria fredda polare dagli States, raggiungeranno nel corso della serata il Banco di Campeche e le coste settentrionali della penisola dello Yucatan, con una forte e fredda ventilazione settentrionale che determinerà un brusco calo delle temperature su tutta l’area costiera del Messico orientale, fino alle coste del Belize. Sulle coste settentrionali dello Yucatan, cosi come lungo la baia di Campeche, i venti da Nord e N-NE diverranno impetuosi, spirando con raffiche capaci di toccare punte di oltre i 60-70 km/h. Nel frattempo l’aria gelida, scorrendo sopra le calde acque superficiali del Golfo del Messico, sta producendo l’affascinante fenomeno del “fumo di mare”, meglio noto in inglese come “sea smoke”. La sua formazione è indotta dalla pressione del vapore alla superficie calda del mare, che è molto superiore alla tensione massima di saturazione della superficie dell’aria fredda sovrastante.

Il fenomeno dello smoke sea in mare aperto

Il vapore emesso dal mare, alle temperature polari, largamente sotto gli +0°C, si condensa immediatamente, apparendo come una colonna di fumo che si leva sopra la superficie del mare. Si tratta di un fenomeno veramente molto raro per il Golfo, che capita solo quando dalle pianure americane scivola aria veramente gelida, con valori sotto i +0°C. La forte ventilazione da Nord, ampliandosi a tutta l’area del Golfo, costruirà un “Fetch” piuttosto esteso, dalle foci del fiume Mississippi allo Yucatan, che agevolerà lo sviluppo di un moto ondoso piuttosto consistente, specie sul settore più occidentale del Golfo del Messico, con onde di “mare vivo” alte anche più di 3-4 metri che determineranno delle mareggiate a tratti intense lungo coste settentrionali dello Yucatan.

Smoke sea

Le ondate provenienti da Nord, muovendosi sopra i bassi fondali del Banco di Campeche, si romperanno in modo tumultuoso, rendendo proibitiva la navigazione marittima per le piccole imbarcazioni. L’aria fredda, di origine artica continentalizzata sopra le innevate praterie statunitensi, raggiungendo il Golfo del Messico e lo Yucatan avrà il merito di provocare un rimescolamento delle masse d’aria a tutte le quote, scacciando la calura che da mesi preesiste in piena area tropicale (data la totale assenza di fronti freddi da Nord in tutta l’America centrale, dove prosegue il lungo periodo di caldo sopra le medie stagionali). Ma alcune infiltrazioni di aria fredda riusciranno ad aggirare gli imponenti rilievi della Sierra Madre del Sud, sfondando anche lungo le coste messicane che si affacciano all’oceano Pacifico. Questo perché l’affondo dell’aria fredda determinerà un brusco rialzo della pressione barometrica lungo l’area caraibica, favorendo anche l’attivazione dell’impetuoso “tehuano”, un freddo e impetuoso vento da nord-nord/est che spazza periodicamente l’area in prossimità dell’Istmo di Tehuantepec, nel Messico meridionale, aprendosi a ventaglio sul Pacifico.

Proprio la particolare peculiarità orografica di questa area e la ristrettezza dell’Istmo permette ai venti Alisei, provenienti dal Golfo del Messico e dal versante caraibico, di incanalarsi uscendo a ventaglio fino alla costa pacifica, sotto forma di intense correnti da N-NE, talora forti e impetuose. Infatti il “tehuano” normalmente quando soffia è molto più forte e burrascoso degli Alisei che spirano frequentemente sulla regione del Messico meridionale. Spesso le raffiche che escono a gran velocità dalla parte finale dell’Istmo di Tehuantepec, dopo essersi incanalate, possono raggiungere punte superiori ai 70-80 km/h. In questo caso l’attivazione del “tehuano” sarà esacerbata dalla tesa ventilazione da N-NE che dalla baia di Campeche, sul Golfo del Messico, si incanala poi all’interno dell’Istmo di Tehuantepec, incuneandosi tra i rilievi della Sierra Madre meridionale, per uscire di gran carriera sul Golfo di Tehuantepec, sul versante pacifico, aprendosi a ventaglio con forti raffiche da N-NE. La discesa di aria molto freddo sulla baia di Campeche causerà la contrapposizione, tra l’entroterra messicano e l’oceano Pacifico, di masse d’aria con notevoli differenze di temperature e densità. Sono proprio queste notevoli differenze, in densità e temperatura, che fanno del “tehuano” uno dei venti più potenti e temuti lungo le coste centro-americane affacciate sull’oceano Pacifico.

L’area cerchiata di nero indica l’evento di “tehuano” atteso venerdì prossimo

I venti di “tehuano” si alzano ogni qual volta che un flusso di aria secca e fredda scivola dal continente nord-americano verso l’entroterra messicano, con intense correnti dai quadranti settentrionali. L’aria fredda, di matrice continentale, che dagli USA scivola in direzione dell’altopiano centrale messicano e della costa messicana caraibica determina un brusco raffreddamento, anche in piena area tropicale. Questa tipo di massa d’aria che si posa sopra l’altopiano messicano è molto più densa e pesante dell’aria calda e umida tropicale preesistente lungo le coste meridionali messicane e sull’oceano Pacifico. Le notevoli differenze di densità fra le opposte masse d’aria creano un forte gradiente barico (differenza di pressione) fra l’entroterra messicano e le coste pacifiche, tale “gradiente” induce ai venti nord-orientali di incanalarsi con forza all’interno dello stretto Istmo di Tehuantepec (un po’ come avviene in Liguria con la tramontana).

La propagazione dei forti venti di “tehuano” fino all’oceano Pacifico

Qui la corrente d’aria, una volta entrata sull’Istmo, tende ad acquistare ulteriore velocità per l’effetto dell’incanalando lungo il famoso Passo Chivela, tra la baia di Campeche e le coste del Pacifico. Questo fenomeno permette la veloce tracimazione dell’aria fredda, accumulata sugli altopiani interni del Messico centro-meridionale, verso il Golfo di Tehuantepec, dove spesso questo vento può causare degli improvvisi cali termici, davvero rilevanti per una regione tropicale. La sensazione di freddo inoltre viene acuita anche dalle forti raffiche in uscita dall’Istmo di Tehuantepec che spesso riescono a toccare e superare la soglia dei 60-70 km/h, con picchi occasionalmente superiori sul Golfo di Tehuantepec, dove di solito si raggiungono le massime velocità. Il vento burrascoso da nord-nord/est si avverte nel tratto di oceano fino a 10-15 miglia a largo del Golfo di Tehuantepec, una volta usciti dall’areale di influenza il vento diviene meno intenso e le raffiche vanno a diminuire fino a rendersi quasi inesistenti in mare aperto. Gli eventi più intensi di “tehuano” sono molto più comuni nella stagione invernale, quando si fanno più frequenti le incursioni fredde dagli USA occidentali in direzione dell’altopiano messicano, determinando i notevoli contrasti barici fra l’altopiano e le coste affacciate sul Pacifico.

Ecco fin dove si è spinta l’aria gelida, di lontane origini artiche, scivolata sulle pianure statunitensi

Da venerdì 19 febbraio il “tehuano” spirerà con raffiche molto forti, fino a 70-80 km/h, lungo l’uscita uscita dall’Istmo di Tehuantepec e su tutta l’area del Golfo di Tehuantepec, dove si attiveranno delle burrasche che si propagheranno rapidamente verso l’oceano Pacifico, con l’attivazione di una intensa ventilazione da NE che si estenderà fino ai 11° – 12° di latitudine nord, andando a rimpinguare il flusso dell’Aliseo di NE attivo lungo le latitudini tropicali del Pacifico centro-orientale.

Pubblicato da weatheritalian

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