Gosplan 2030: Tutti a piedi

Pubblicato da Massimo Lupicino il 5 Marzo 2021

Grande rilievo è stato dato dai media al recente annuncio di Volvo di produrre solo autoveicoli elettrici a partire dal 2030. Annuncio che segue a ruota, a mo’ di copia-e-incolla, quello fatto pochi giorni prima da Jaguar/Land Rover: anche loro tutte elettriche entro il 2030.

Condivisa la commovente notizia, vorrei aggiungere anche qualche riflessione. Consapevole di infrangere in questo modo l’ultima tavola della legge promulgata dal New York Times, che in un recentissimo editoriale emblematico dei tempi in cui viviamo, invita a “non usare il pensiero critico per come ci è stato insegnato” (letteralmente), altrimenti non saremo in grado di “combattere la disinformazione”.

Mi autodenuncio per “uso del pensiero critico” e vado avanti. Mi porterete le arance in un campo di rieducazione su Second Life.

Gosplan 2030

Per chi mastica un minimo di storia e/o ha qualche reminiscenza di un passato non troppo lontano, gli annunci come quelli delle case automobilistiche in questione hanno un sapore vagamente…sovietico. Erano i sovietici, infatti, a pretendere di pianificare lo sviluppo economico dei disgraziatissimi paesi dell’Unione sulla base di piani quinquennali: i famigerati Gosplan, attraverso i quali la tecnocrazia traduceva in azione (o fingeva di farlo) le richieste del Politburo, ovvero dell’élite del partito comunista sovietico. Richieste del tutto scollegate dalle logiche domanda-offerta, che appartenevano invece al pensiero sacrilego dominante dall’altra parte della cortina di ferro.

Gli annunci delle case automobilistiche, che a loro volta rispondono alle richieste draconiane imposte a livello europeo in fatto di emissioni, dimostrano che il Gosplan è ancora vivo e lotta insieme noi. Perché non c’è nessuna logica di mercato nell’imporre prodotti che il consumatore non vuole, ad un prezzo enormemente più alto rispetto a quelli attualmente disponibili.

E per giunta con vincoli temporali che non hanno nessun senso: né tecnologico (la rete di distribuzione elettrica e i sistemi di generazione non saranno mai pronti per allora). Né tantomeno economico, considerato lo stato di prostrazione della classe media, da sempre sbocco di riferimento per la vendita di autoveicoli, e ormai sempre più compressa verso modelli di precarietà e di neo-povertà difficilmente compatibili con l’acquisto di beni di lusso.

Stessi attori, nomi diversi

Chi partoriva i Gosplan 70 anni fa non era interessato al “mercato”, ma aveva sicuramente degli obbiettivi da perseguire.  Ad esempio, mantenere occupata la classe operaia, magari in cose di dubbia utilità, ma che comunque dessero da lavorare a tutti. Alimentare l’industria bellica, proiettare un’immagine di forza e di produttività dall’altra parte della barricata, e tante altre cose che il Politburo riteneva fossero importanti. Ma oggi? A chi giova la deriva dirigista e iper-pianificatrice che piccona quotidianamente quel che resta del capitalismo occidentale?

Per rispondere a questa domanda bisogna prima identificare l’equivalente odierno del Politburo. Che si può riconoscere facilmente nell’apparato tecno-finanziario che ormai da tempo detta agende e piani di azione a istituzioni sovra-nazionali che a loro volta li impongono in cascata agli stati nazionali: con la carezza del salvamondismo, o con la minaccia di punire economicamente e politicamente chi non si allinea.

Per iper-semplificare e per brevità, il “Politburo 2.0” di oggi si può quindi identificare con “il Partito di Davos”, che come tutti i partiti ha la sua bella piattaforma politica accessibile a tutti online, e che in questo caso prende il nome, invero assai evocativo, di “Great Reset”.

Tutti a casa

La scelta di Jaguar/Land Rover e Volvo trova senz’altro una sua giustificazione nella volontà di focalizzarsi su un mercato sempre più di nicchia: ovvero con pochi clienti, ma disposti a spendere tanto. Il discorso si complica maledettamente, tuttavia, per le società automotive “convenzionali”: quelle, cioè, che producono volumi molto elevati di automobili facendo leva sulle economie di scala e sulla capacità di gestire margini di profitto unitario molto sottili.

Di fronte ad una stretta ulteriore dal punto di vista normativo, mediata soprattutto attraverso i “crediti verdi” che facilitano un trasferimento brutale di denaro a beneficio delle società automotive “green” da parte di quelle “convenzionali”, queste ultime sono destinate a morte certa. Morte che si intravede dal gap ormai abissale tra le quotazioni in borsa di una Tesla e quelle di una General Motors, a parità di indicatori economici.

Morte che si porterà dietro numerose implicazioni, prima di tutto in termini di scomparsa di milioni di posti di lavoro nella catena produttiva. In secondo luogo, nei termini di una perdita globale di mobilità. Perché una cosa è certa: se i posti di lavoro spariscono, i salari decrescono, e il costo del bene “automobile” e quello della bolletta energetica aumentano a causa dell’implementazione del Gosplan 2030, allora sempre meno gente sarà in grado di comprare una automobile, o di sostenere i costi necessari a farla viaggiare.

E quindi tutti a piedi. Tutti, tranne una élite di consumatori abbastanza benestanti da potersi permettere di sfrecciare con silenziosissimi veicoli elettrici, nello stupore sconsolato di una maggioranza di straccioni neo-appiedati.

Privati del diritto alla mobilità nel nome di una malintesa salvaguardia del “bene comune” o di una “catastrofe climatica” che mai si è materializzata, né tantomeno promette di farlo in futuro. Riportati indietro di un secolo alla condizione dei loro antenati che nel guardare i pochi fortunati alla guida di una automobile, avevano almeno il conforto della speranza di poterlo fare anche loro, un giorno.

Che lo scenario appena delineato non sia frutto di delirio complottista lo certifica il già citato Partito di Davos: sono loro ad annunciarci che (ovviamente nel fatidico 2030) non “possiederemo nulla”, ma “saremo felici”. Dove “nulla” significa anche l’automobile, ca va sans dire.

Un futuro già scritto?

Non possiederemo una automobile, ma a nessuno verrà negato un computer, un laptop, un telefonino e un profilo sui social (a meno che l’esercizio del “pensiero critico” aborrito dal New York Times non ci porti al ban dagli stessi social e alla morte sociale conseguente).

Perché una società in cui tutti stanno a casa, impossibilitati a muoversi, magari senza un lavoro e con un salario minimo garantito dallo Stato, è una società in cui tutti saranno sempre più dipendenti da uno stramaledettissimo schermo, dai suoi contenuti e dalle sue funzioni. A beneficio esclusivo di coloro che eserciteranno il diritto quasi-divino di riempirli di contenuti, quegli schermi, arricchendosi di conseguenza: i veri ispiratori delle delibere del Politburo 2.0.

Quanto alle auto: semplicemente non serviranno più: perché si farà la spesa online solo con Amazon. Perché a sciare ci andremo in soggiorno con la Nintendo, potenziata da esperienze 3D e realtà virtuale. Perché i nostri incontri li faremo esclusivamente su Facebook, Twitter o chi per loro, mica in carne ed ossa.

Le auto non serviranno, perché faremo tutti lo “stupid working” standocene a casa, producendo zero e surfando tra un porno e un acquisto su Amazon mentre qualche collega articola la mandibola da una finestrella ben nascosta in un angolo dello schermo.

Falliranno in tanti: case automobilistiche “non-green” con tutto il loro indotto, piccoli esercenti, operatori turistici, ristoratori, piccoli imprenditori, professionisti. Si arricchiranno spaventosamente in pochissimi: con in cima alla lista le mega-corporations high-tech che saranno arbitri unici delle nostre miserabili vite da reclusi nullatenenti. Appiedati, “ma felici”.

È il Great Reset, bellezza.
Ed il peggio, deve ancora venire.

Climate Monitor

Una opinione su "Gosplan 2030: Tutti a piedi"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: