Cola l’aria fredda, cadono le…

Se uno spot è più volte indirizzato ad una persona come se avesse 12 anni, allora, a causa della suggestionabilità, avrà con una certa probabilità, una risposta o una reazione così priva di senso critico, come un persona di 12 anni.

ARMI SILENZIOSE PER GUERRE TRANQUILLE

Pubblicato da Massimo Lupicino il 23 Marzo 2021

È ormai da tempo che non mi cimento più nel genere del “commento all’articolo XYZ”. Tuttavia, nella mia scorribanda quotidiana su Dagospia (penso che sia il contenitore di news che meglio riflette lo stato del Paese in cui viviamo) mi sono imbattuto nell’ennesima intervistona del corrierone, e non ho potuto esimermi.

Si tratta di un genere già abusato, nella cornice degli articoli da “Rescue Team”: fa freddo? Vi sbagliate, in realtà fa caldo. Non vi fidate? Allora a spiegarvelo sarà un esperto della materia. In questo contesto si inserisce l’intervista del corsera ad un climatologo dell’ENEA, così riassumibile:

  • È vero, in questi giorni ha fatto freddo, ma il freddo in chiusura di inverno è un fenomeno normale” (bene, sprazzi di buon senso finalmente!)
  • Anormale però è il caldo del 2020” (e ti pareva? Mai ‘na gioia)
  • Segue solita tiritera su eccessi di caldo, eccessi di freddo, estate che “si allunga”, inverno che “si rinsecchisce”. Sembrerebbe che si parli di pasta per la pizza, invece si parla di clima.
  • Sempre per rimanere in tema di pizza, l’esperto ci informa che per fortuna le 4 stagioni ci sono ancora, ma “sono diverse” (lo diceva anche mia nonna che pure non era esperta di clima, bensì di cucina. Per fortuna).

Dulcis in fundo

Ma come insegnavano già i latini, il meglio viene sempre alla fine.

In chiusura di articolo, infatti, l’intervistatore porge l’assist in area di rigore a porta vuota con una domanda da Pulitzer: “ma il freddo di questi giorni è una specie di contro-effetto serra? (sic)”. Il lettore si aspetterebbe che l’esperto confermi quanto detto poche righe sopra, ovvero che si tratta di pura e semplice variabilità climatica.

E invece no, avendo evidentemente toppato in apertura di articolo con la prima risposta, ecco arrivare la precisazione. Sotto le forme dell’ormai famigerato “fa freddo perché fa caldo”.

L’esperto, infatti, spiega che le irruzioni di aria fredda come questa appena conclusa sono conseguenza del riscaldamento globale che farebbe diminuire il gradiente termico tra i poli e le zone temperate. Risultato: il vortice polare si attapira e l’aria fredda “cola” dal Polo Nord dritta sulla nostra testa. Come la nutella troppo calda cola dal cucchiaio sul tavolo, viene da pensare. Tradotto per il volgo: fa freddo perché fa caldo. E più non dimandare.

Nonostante questa storia del vortice spompato dal “troppo caldo” venga sciorinata nell’intervista come una ovvietà scientifica, si tratta in realtà di una teoria tutt’altro che consolidata, totalmente contro-intuitiva, e fragilissima dal punto di vista scientifico (se n’è parlato tanto anche su queste pagine). Ma sdoganata di recente in ambienti assai poco scientifici, e invero molto politici: come in occasione del recente apocalittico discorso del neo-eletto rappresentante USA all’ONU (ci restano 9 anni da vivere, cominciamo a contare).

Una teoria rispolverata periodicamente dall’archivio dei ricordi scientificamente imbarazzanti, come si fa con le foto di ex fidanzati impresentabili. Per disperazione, si suppone, davanti all’evidenza inconfutabile che il freddo invernale si rifiuta di sparire come da modelli climatici.

Nessun senso

Anche volendo assai generosamente ammettere che la claudicante e bislacca teoria sul vortice polare che si scioglie e cola come la nutella dal cucchiaio abbia un minimo di senso, resta il fatto che in questo caso viene citata completamente a sproposito.

In concomitanza con l’equinozio di primavera, e il conseguente aumentato soleggiamento sull’Emisfero Nord, il gradiente termico tra il Polo Nord e il Tropico del Cancro è attualmente su livelli molto elevati. Mentre l’episodio freddo in questione interessava l’Italia, cerano circa 60 gradi centigradi di differenza tra i ghiacci artici sullo Stretto di Fram e le piramidi di Luxor. Non sono due posti qualunque, bensì i due punti geografici virtualmente messi in collegamento dall’onda di Rossby che è transitata anche attraverso il nostro Paese.

In modo del tutto contrario a quanto sostenuto nell’intervista, infatti, è proprio l’aumento del gradiente termico tra poli e zone temperate ad incrementare alla fine dell’inverno quella instabilità baroclina che è all’origine della formazione delle ondulazioni del flusso (“saccature” per i meno avvezzi) che re-distribuiscono le masse d’aria nel nostro emisfero con l’effetto di ridurre quegli stessi gradienti. E di “regalarci” quelle gelate tardive che da qualche millennio funestano con regolarità la nostra agricoltura. Da ben prima che si guidassero i SUV, per intenderci.

In altre parole, ha fatto freddo perché è aumentato il gradiente di temperatura tra poli e zone temperate e non perché è diminuito. Aumentato a causa di un “cambiamento climatico” che si ripete sempre uguale con cicli di 365 giorni da qualche miliardo di anni, e che gli antichi (poveri stolti non-esperti) chiamavano “stagioni”.

Conclusione e Rimostranze

Non serve essere un meteorologo di professione per cogliere le contraddizioni e le insensatezze nell’intervista in questione. Basta avere delle conoscenze di base nell’ambito della fluidodinamica e della termodinamica. E’ evidente che questo tipo di articoli non si rivolgono alla minoranza sparuta che ha la disgrazia (in questo caso) di avere tali competenze. Diciamo, piuttosto, che se si è inteso mandare il solito messaggio molto politico (e con risvolti molto economici) ammantandolo di un’aura di scientificità, lo scopo è stato decisamente raggiunto.

Ma io una rimostranza ce l’avrei: non per il Corriere, ché alle imprese disperate ho smesso di credere da quando ho abbandonato il tunnel dell’adolescenza. Bensì per Dagospia: non prendete per i fondelli il lettore inducendolo a cliccare titoli accattivanti per poi scoprire che si tratta di articoli di giornali che non leggerebbe mai, nemmeno sotto tortura. Mettete un riferimento alla fonte di ogni articolo, nella home, a mo’ di disclaimer: “Aho’ guarda che è n’articolo de Repubblica o der Coriere eh? Poi nun te lamentà ”.

Così uno l’articolo non lo legge proprio. E male che vada si limita a guardare un po’ di tette e di culi nella home. Che ci guadagna in buonumore. Ed anche in cultura scientifica di base.

ClimateMonitor

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