Il Meglio del Peggio – 20 Luglio 2021

Pubblicato il 20 Luglio 2021

Come previsto…dalle nostre previsioni settimanali, il rescue team in estate ha gioco facile a risvegliarsi, dando nuovi elementi a questa rubrica. È con (dis)piacere che in questa nuova puntata del “meglio del Peggio” inseriamo una “new entry”, giusto per non farci mancare nulla.

https://www.liberoquotidiano.it/news/scienze-tech/27903201/caldo-record-incendi-invasione-cavallette-piu-morti-che-per-covid-estate-2021-segnali-apocalisse.html

Libero Quotidiano, forse spinto da spirito di emulazione verso gli altri più blasonati giornaloni raggiunge con questo articolo un livello degno di nota, a incominciare dal titolo, che sembra preso dal sermone di un predicatore tv d’Oltreoceano:

“Caldo record, incendi e invasione di cavallette: “Più morti che per il Covid”. Estate 2021, i segnali dell’Apocalisse”.

Incuriositi, iniziamo a leggere. L’inizio di certo non si fa premiare per equilibrio e sobrietà: 

“L’altro giorno ha fatto scalpore il fatto che il Nord Italia fosse sommerso da un maltempo improvviso e fortissimo, con anche fenomeni di grandine molto intensi, mentre il Sud fosse preda di un’ondata di caldo.” 

Eh sì, fa talmente scalpore una situazione del genere che, in piena Piccola Era Glaciale, Vivaldi scrisse il suo celebre Concerto n 2 in Sol Minore Opera 8 “l’Estate”, ispirandosi a questo sonetto coevo:

“dura Staggion dal Sole accesa/ Langue l’uom, langue ‘l gregge, ed arde il Pino/ […] Tuona e fulmina il Ciel e grandioso: / Tronca il capo alle Spiche ed a’ grani alteri.”

Dato che ai nostri giorni i “remake” vanno di moda, qualche compositore Millenial potrebbe trovare ispirazione da questo articolo, per fare la sua versione gggiovane dell’Estate di Vivaldi. Infatti lo scenario, nonostante il clima cangiante, pare essere rimasto esattamente lo stesso di 400 anni fa: caldo duro e temporali. Trattandosi di un remake moderno, e quindi a libera re-interpretazione (possibilmente improntate al politically correct, vedasi le favole Disney), potrebbe però musicare anche la frase successiva:

Questo è stato solo un piccolissimo assaggio di quello che ci attende in futuro se non riusciremo a vincere la battaglia dei cambiamenti climatici”.

Arrivati a questo punto, ci si stropiccia gli occhi credendo di essere per sbaglio finiti sul sito della Stampa o del il Fatto Quotidiano. Infatti, come a voler confermare il peggiore dei sospetti, Libero svela la sua “fonte”, e lo fa subito dopo:

La Repubblica parla di una “rovente, drammatica settimana nel futuro”: negli ultimi sette giorni abbiamo infatti assistito a città distrutte da incendi provocati dal caldo record, altre allagate e devastate da una pioggia molto intensa, addirittura invasioni di cavallette che divorano ettari di raccolti.”

Qui siamo dunque alla catena di Sant’Antonio del copia-incolla: un giornale che cita un altro giornale…che forse non è nemmeno il primo anello della catena, in una spirale di autoreferenzialismo grottesco, visti i risultati. Nel farlo, si perde del tutto la notizia, e resta il contenuto simbolico da piaga biblica: non si sa quali siano le città distrutte negli ultimi sette giorni, quali hanno fatto la fine di Atlantide, e dove le cavallette hanno devastato i raccolti.

Tanto per dare un’idea, la Lombardia che pure è stata tra le più colpite dai temporali ha sommato in quegli ultimi 7 giorni 155 mm a Vallio Terme (Bs), la località più piovosa, e solo 5 mm in alcune zone del milanese. Non proprio cifre da allagamenti.

All’opposto, Palermo, capoluogo di una delle regioni maggiormente interessate da quest’ondata di calore, ha visto un picco di 37° il 2 luglio…ben lontano dal record storico di 43,1°C del luglio 1998.

Segue l’immancabile e sempreverde (è il caso di dirlo) citazione della Lapponia e di Babbo Natale: 35°C, “cosa impensabile fino a qualche tempo fa”…tanto impensabile che resta più di un grado sotto il record storico del 1914; si sorvola sul contemporaneo record di freddo di alcune stazioni sudamericane, dove l’inverno australe sta picchiando duro (-7,4°C a Pozo Hondo a solo 0,1°C dal record storico e -5,4°C di Nueva Assuncion, record storico per la stazione, entrambi in Paraguay) ma non si fa mancare l’altrettanto classica associazione del cambiamento climatico a un serial killer, come spiegato nel capoverso seguente:

In un anno, il clima rovente uccide persino più del Covid: da inizio pandemia le vittime della malattia sono circa 4 milioni; più di cinque milioni le morti che ogni anno possono essere attribuite a temperature anomale provocate dai cambiamenti climatici”.

Anche qui ci si barcamena tra il regno del vago e l’universo del pressapochismo. Primo perchè il Covid non è l’ebola : infatti nel mondo ha circa il 2% di letalità, e ha fatto nell’ultimo anno in Italia meno della metà dei morti causati dalle malattie cardiovascolari (circa 220 mila, sebbene questi dati siano riferiti al 2008). E secondo perché non è chiaro chi e come può attribuire i 5 milioni di morti a temperature anomale… o meglio al caldo rovente.

Sta di fatto che, sempre avendo voglia di spendere giusto 20 minuti a fare un po’ di sana ricerca, cosa che sarebbe giusto fare nella professione di giornalista, le morti per cambiamenti climatici parrebbero essere 1,5 milioni l’anno… ma entro fine secolo: almeno secondo questa ricerca di Climate Impact Lab pubblicata dal Sole 24 Ore.

[Sole 24 Ore che non è stato in grado di fornire un link decente, nonché funzionante: il sito risponde con un laconico 404 page not found.
Così il povero ominide schifato è dovuto andarselo a cercare.. QUI il link giusto.]

Certo, non si pretende di assegnare a questi numeri fondamenti di veracità maggiori di quelli pubblicati da Libero, ma di certo, visto l’argomento così delicato e ancora poco conosciuto, un po’ di prudenza non sarebbe male.

L’articolo di Libero, che per fortuna lì si chiude, si sarebbe perso nel mare magnum dei pezzi mainstream, dal momento che in fondo non dice nulla di nuovo; solo che a nostro parere merita di diritto un posto in questa rubrica perché è un esempio fulgido del peggioramento della qualità dell’informazione ai nostri giorni: un passaparola da un giornale all’altro, citando dati alla rinfusa, non verificati e spesso sbagliati. Speriamo che Libero la prossima volta controlli meglio le sue fonti… altrimenti prevediamo ulteriori comparse ne “Il meglio del Peggio”.

Di Andrea Beretta

Fonte: ClimateMonitor


Cosa che (a mio avviso) non faranno mai; perché l’importante non è fornire dati giusti. L’importante è continuare a ripetere e rinnovare senza sosta lo stesso concetto finché non entrerà nei crani della gggente come verità acquisita (ed insindacabile). Un concetto spesso utilizzato da Himmler, il ministro della propaganda della Germania nazista.

Anche questo articolo descrive il meglio del peggio:


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