Merd@verso

Pubblicato da Massimo Lupicino il 20 Novembre 2021

Correva l’anno 2017

Nell’ormai lontano Luglio del 2017, sulle pagine di questo blog veniva pubblicato un post dal titolo “Chi comanda davvero”. Si faceva notare come, nonostante persistessero tenacemente residuati di sottocultura post-sessantottina nella narrativa che voleva le Oil Companies brutte e cattive dominare (e rovinare) il mondo, nella realtà a dominarlo fossero di gran lunga i giganti dell’high tech.

E si faceva notare come fosse negli interessi di quegli stessi giganti infangare e denigrare i titoli azionari “value” come i petroliferi, per dirottare tutti i capitali sui titoli “growth”, ovvero sugli high-tech: più buoni, più generosi e soprattutto più “verdi” degli altri.

Sono passati ormai quasi 5 anni da allora. E in questi 5 anni i media di tutto il mondo si sono ben guardati dal parlare dell’elefante nella cristalleria costituito da giganti dell’high tech sempre più potenti, sempre più influenti, sempre più padroni dei nostri dati, sempre più determinanti nelle scelte politiche dei governi. Perché sempre più ricchi. E perché, nella sostanza, proprietari degli stessi media.

Oggi Facebook vale quasi un trilione di dollari: due volte e mezza la capitalizzazione del luglio 2017. Google (Alphabet) invece di trilioni di dollari ne vale 2, ovvero quasi 4 volte la capitalizzazione del 2017. Quasi 2 trilioni di dollari anche per Amazon: 3 volte la quotazione del 2017.

Quotazioni esplose “grazie” al Covid, che esattamente al contrario di quanto la narrativa dei media racconta, ha reso spaventosamente più ricco chi era già ricco, andando a consolidare e cristallizzare la situazione precedente.

Altro che evento “che cambierà il mondo in meglio”, come piace raccontare ai giornaloni inebriati di “Gran Reset”: è lo stesso mondo di prima, ma con i difetti, i problemi e le iniquità di prima elevati all’ennesima potenza.

Si raccolgono i frutti

A distanza di questi cinque anni, si raccolgono i frutti, con le compagnie petrolifere ormai letteralmente sbaragliate nella guerra mediatica di cui già (noi) parlavamo anni fa, e che adesso è diventata un assalto all’arma bianca.

Non bastava distogliere gli investimenti azionari forzosamente attraverso fondi ESG e campagne di stampa: si è arrivati persino a infiltrare scientificamente nei CDA delle compagnie petrolifere sabotatori di professione: ambientalisti insediati da mega-fondi come BlackRock (e chi altri) con lo scopo di soffocare gli investimenti delle oil companies dal loro interno, a mo’ di virus inoculati in un organismo ancora maledettamente sano, per farlo finalmente ammalare e renderlo definitivamente inoffensivo.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: la crisi energetica di questi giorni è figlia di quegli stessi meccanismi di cui già parlavamo in beata solitudine 5 anni fa, e adesso trova finalmente compimento nel fatto che petrolio e gas non sono più disponibili in quantità sufficienti proprio perché le società petrolifere sono state messe, con la forza, nella condizione di non poter investire più nella ricerca e sviluppo degli odiati idrocarburi.

Morale: oggi, nonostante i prezzi del greggio alle stelle, la cattivissima e potentissima Exxon vale 270 miliardi di dollari: poco più di un decimo di Amazon, o di Google.

E il signor Rossi, in compenso, paga la bolletta energetica il doppio. Eccolo servito, l’antipasto del meraviglioso mondo “green” pensato e pianificato dai migliori.

Ma è solo l’inizio

Finalmente, grazie all’acceleratore del Covid, gli eventi di cui su questo blog si parla da anni si stanno materializzando: crisi energetica, aziende che chiudono perché l’energia costa troppo, fallimenti che lasciano appiedati migliaia di lavoratori.

Dopo le compagnie petrolifere, l’attacco alla civiltà occidentale partorito dalle menti più brillanti di Cupertino e Wall Street sta percolando nell’economia reale. Come è normale che sia, in un sistema le cui componenti sono strettissimamente legate, e in cui tutto, fisiologicamente, parte proprio dalla disponibilità di energia in abbondanza e a basso costo.

Esattamente come nell’Inghilterra del post-Thatcher, dopo l’attacco all’energia (allora fu il carbone), è tutta la catena produttiva ad essere disarticolata. Allora fu l’acciaio, e con esso la cantieristica navale e l’industria pesante. Oggi, dopo l’attacco al petrolio e al gas naturale, viene distrutto quello che resta della manifattura europea, già gravemente provata dalle delocalizzazioni scriteriate, favorite negli scorsi anni da una globalizzazione tanto stupida quanto avida.

Tocca all’agricoltura

Colpita a morte l’energia, e mandata al tappeto assieme a questa la manifattura, resta un ultimo pilastro del benessere occidentale da abbattere: la disponibilità di cibo di qualità a basso costo. Di prodotti agricoli e di allevamento.

Ancora una volta il piede di porco dell’operazione è offerto gentilmente dai profeti della catastrofe climatica: le mucche causano effetto serra perché emettono metano. I contadini causano effetto serra perché pretendono di guidare trattori e utilizzare strumenti agricoli alimentati da idrocarburi. I concimi e i pesticidi inquinano le falde e per fabbricarli si emettono gas serra.

Morale: tassiamo anche l’agricoltura cancellando gli sgravi fiscali per l’uso dei combustibili, rendiamo i fertilizzanti costosissimi e quindi inaccessibili utilizzando il mercato delle emissioni della CO2, demonizziamo le mucche per le loro flatulenze e ispiriamo al tempo stesso campagne di pietismo animalista.

E mentre gli agricoltori annaspano, compriamo i loro terreni a quattro soldi per sbatterci sopra distese di silicio nero per far esplodere ancor più i costi della bolletta energetica e soprattutto per sottrarre gli stessi terreni alla disponibilità degli agricoltori.

Solo macerie

Non rimarrà in piedi più niente. Perché con il crollo dei pilastri delle economie sviluppate: energia, manifattura, agricoltura, un’ondata di licenziamenti e di disoccupazione senza precedenti promette di travolgere quello che resta dell’Occidente.

Ma i migliori sono già all’opera. Perché mentre i loro giornali demonizzano l’agricoltura e l’allevamento usando la solita arma di distruzione di massa del clima-catastrofismo, nel frattempo loro si attrezzano per specularci: il business della “carne sintetica” vale decine di miliardi di dollari, e in prospettiva trilioni di dollari. E a specularci sono proprio i presunti salvamondo, da Di Caprio a Bill Gates.

Lo stesso Bill Gates che, proprio mentre investe sulla carne sintetica, è diventato il più grande proprietario terriero degli Stati Uniti. Vai a capire se è una fine strategia finanziaria di hedging o, piuttosto, una dimostrazione da manuale di elevazione di una barriera all’ingresso di un mercato per renderlo monopolistico: mentre pianifico di venderti la mia carne sintetica, ti compro la terra. Così non la puoi coltivare più, né puoi praticarci l’allevamento. La carenza di prodotti della terra renderà la mia carne sintetica più attraente per il mercato, e i miei profitti se ne gioveranno.

Intrigante, vero?

Il Merdaverso

E deve essere proprio per via dell’accelerazione “benedetta” impressa del Covid che anche Facebook ha ritenuto di dover affrettare i suoi piani. Da oggi non si chiama più Facebook in borsa, bensì “Meta”.

Un riferimento esplicito a quel “Metaverso” in cui si stanno tuffando come piranha sulla carcassa tutti i giganti dell’high tech. Laddove il metaverso in questione altro non sarebbe che una realtà virtuale in cui gli utenti potranno costruirsi una esistenza parallela in un contesto che incorpora realtà aumentata, realtà virtuale, avatar olografici in 3D, video ed altri strumenti di comunicazione.

Un mondo in cui si potrà scegliere chi essere, che vita vivere, con quali partner uscire o fare sesso, che lavoro fare e tanto altro. Un mondo a cui stanno già educando i nostri figli fin dalla culla o quasi, attraverso piattaforme come Roblox.

Un mondo in cui rifugiarsi perchè quello reale sarà diventato semplicemente un mondo di merda, grazie all’infaticabile azione di quelle stesse lobby che lavorano per renderci disponibile il loro bellissimo mondo alternativo: quel Merdaverso che ci legherà per sempre ad un terminale, al loro terminale. Come la più potente delle droghe. Perché nel frattempo saremo stati privati del lavoro, della mobilità, della dignità, e dei piaceri della vita. Come quello di addentare una buona bistecca, o di bere un bel bicchiere di vino.

E tutto questo sarà fatto con la scusa del global warming, e di una catastrofe climatica che non arriverà mai nei termini raccontati.

Un ringraziamento speciale

Quando questo disegno sarà finalmente compiuto (del resto non si vedono in giro anticorpi in grado di combatterlo), un ringraziamento speciale andrà a tutti coloro che avranno contribuito ad alimentare la propaganda clima-catastrofista in questi anni. Una propaganda scientificamente infondata come denunciato da studiosi e persino ambientalisti di fama mondiale.

Una propaganda che sarà servita solo a rendere il nostro mondo peggiore, talmente peggiore da costringerci a rifugiarci nella droga di un’esistenza finta, e totalmente controllata da altri. Come paventato dai più pessimistici racconti di science-fiction del passato.

Tutti coloro che avranno messo la cosiddetta “scienza” al servizio di questa narrativa clima-catastrofista, facendosi strumenti più o meno inconsapevoli di un progetto disumano, saranno giudicati dalla storia.

E per chi crede in una vita dopo la vita, la sensazione è che nel Merdaverso eterno ci finiranno loro. Perché ride bene chi ride ultimo.

O per dirla alla maniera di Matteo (16,18), semplicemente perché non praevalebunt.

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ClimateMonitor


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