Spacciatori di Burian

Pubblicato da Guido Guidi il 12 Feb, 2021

Chissà, magari nel purtroppo variegatissimo mondo delle sostanze psicotrope ne esiste una che si chiama così, Burian, come il famigerato quanto falso al pari di una moneta da tre Euro vento dell’est. Però, però, mi tocca confessare, il titolo e queste prime due righe sono un maldestro tentativo di clickbaiting, perché non è del freddo in arrivo (incredibile a febbraio!) che parliamo. Almeno non direttamente.

In effetti, sono almeno dieci giorni che una parte importante d’Europa batte le brocchette, mentre l’altra, la nostra, sembrava già pronta a sfogliare le margherite. Quanto è pazzo il tempo, viene da dire, magari lo fosse un po’ meno, come il clima. Naturalmente, posto che quando fa caldo è global warming e quando fa freddo è solo inverno oppure è sempre global warming, del gelo che attanaglia il vecchio continente non se ne sta parlando molto ma, così va il mondo della transizione ecologica. 🙂

Nonostante il mio linguaggio irriverente nei confronti del problema che tutti ci affligge, forse ricorderete che, qualche anno fa, uscì un paper che, analizzando una manciata (letteralmente) di dati, aveva trovato una correlazione tra le ondate di freddo delle medie latitudini e il trend negativo della concentrazione di ghiaccio nell’Artico. Collante di questa relazione non causale, la tendenza del getto polare a subire un rallentamento e, quindi, ad avere ondulazioni più accentuate. Morale, quella fu la nascita del meme “fa freddo perché fa caldo”.

Di queste amenità ci siamo occupati già diverse volte su queste pagine, per esempio con “Riflessi incondizionati…glaciali” e, molto più analiticamente con “Il problema delle correnti a getto e della mosca cocchiera“, rispettivamente nel 2013 e nel 2015, per arrivare a qualche giorno fa con “Il freddo non viene dal caldo, con buona pace del Rescue Team“.

E’ quindi con grande soddisfazione che, grazie ad un altro paper appena uscito su Nature, vi comunico che si può finalmente mettere la pietra tombale sulle presunte origini antropiche delle scampagnate verso sud dell’aria polare. Ecco qua.

Blackport, R., Screen, J.A. Weakened evidence for mid-latitude impacts of Arctic warmingNat. Clim. Chang. 10, 1065–1066 (2020). https://doi.org/10.1038/s41558-020-00954-y

Non lo si può definire un rebuttal di Francis et al,. 2013, ma ci va molto vicino. Gli autori, infatti, sono stati semplicemente a guardare per qualche anno, quanto bastava perché l’arco temporale decisamente (e stranamente) breve che era stato preso in esame per giungere alla definizione del meme suddetto, diventasse un po’ più lungo. Ripresi in mano metodo e dati, la correlazione, puff, è sparita. Cancellata inesorabilmente dalle bizze del tempo atmosferico. La letter è liberamente accessibile e si legge che è un piacere, ma un paio di frasi ve le voglio riportare:

The short-term tendencies from the late 1980s through to early 2010s that fuelled the initial speculation of Arctic influence have not continued over the past decade (Fig. 1)

It is indefensible to continue to rely on past short-term trends, which have since disappeared, as evidence of a large influence of Arctic warming on mid-latitude winter climate and extreme weather

Continue to rely significa citazioni, articoli di giornale, lanci di agenzia, servizi televisivi, insomma, tutta quella roba con cui si usa dis olito ripetere una cosa falsa finché non diventa vera.

Enjoy.

Climate Monitor

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