Cosa è il cambiamento feroce?

Per cambiare velocemente in una organizzazione si devono individuare i gangli di resistenza al cambiamento, disarticolarli e colpirli senza pietà. Lo consiglia un top manager.

Sui social network si è molto diffuso questo video in cui  l’amministratore delegato dell’Enel Francesco Starace spiega ai giovani della Luiss Business School (la scuola di management della Confindustria) come si fa ad ottenere cambiamenti in un’organizzazione. Starace dice che per cambiare un’organizzazione bisogna aggregare un gruppo di persone convinte del cambiamento, ne bastano poche. Poi bisogna individuare i gangli di controllo dell’organizzazione che si vuole cambiare e, se si oppongono al cambiamento, distruggere fisicamente questi centri di potere.

“Gli incontri, organizzati da AGOL – Associazione Giovani Opinion Leader con LUISS Business School, permettono agli studenti di avere un dibattito con i maggiori esponenti del mondo aziendale.”

Per farlo bisogna infilare i cambiatori dentro quei centri di potere, dando loro una visibilità sproporzionata rispetto al loro status aziendale, creando quindi malessere all’interno del ganglio da distruggere. Appena il malessere diventa manifesto, si colpiscono alcune persone che si oppongono al cambiamento, nel modo più plateale possibile, per ispirare paura o esempi positivi nel resto dell’organizzazione. La cosa va fatta velocemente, e dopo pochi mesi l’organizzazione capisce, e vanno tutti lì, nella direzione del cambiamento.

Indubbiamente è una tecnica efficace, peraltro già praticata dagli antichi romani col loro “divide et impera”, metti gli uni contro gli altri per poterli dominare meglio.

Ma ha suscitato un’ondata di esecrazione. Perché? Per due ragioni. Una personale, di chi si sente la parte debole come lavoratore, come quadro, e prende atto dello strapotere di chi ha in mano i suoi destini, perché le parole del manager (peraltro messo lì da Renzi nel 2014) descrivono con agghiacciante precisione ciò che ha fatto Renzi, dalla conquista del PD alla presidenza del consiglio e alle riforme.

Lo spiega questo articolo: http://www.coscienzeinrete.net/politica/item/2720-l-ad-di-enel-esempio-perfetto-di-come-funzionano-i-poteri-oscuri

Il video è stato ripreso nell’editoriale di “Nessuno” nella trasmissione “La Gabbia” del 25 maggio 2016:

https://www.la7.it/la-gabbia/video/come-stanno-distruggendo-i-diritti-dei-lavoratori-nessuno-26-05-2016-185372?fbclid=IwAR3JNyYw5w8Jd925M_ONrFMdbGvc6iaxo9NMOmlrLa8P-u4LsNg0U8xEr7g

Starace, interpellato dopo il clamore suscitato dalle sue parole, ne ha spiegato il senso in una clip che non è più disponibile in rete.

Diceva che chi lavora a contatto col pubblico e con le macchine in genere si accorge per tempo della necessità di cambiare. Quelli che resistono sono i loro capi, i livelli intermedi, perché rischiano la loro posizione e il loro profilo di carriera. Bisogna individuare i capi resistenti, capire perché fanno resistenza. Il sistema proposto serve a intervenire presto, ad ottenere subito i cambiamenti necessari. Non serve quando l’organizzazione evolve gradualmente e armoniosamente. In un’altro video Starace precisava che i collaboratori sono fondamentali per fare una buona carriera in azienda.

Non puoi fare una buona carriera tradendo i collaboratori, maltrattandoli, impaurendoli, non motivandoli, annoiandoli, nascondendoli perché troppo bravi. Quindi bisogna individuarli, curarli, assortirne le diversità, coltivarli come pianticelle.

In sintesi, i collaboratori sono il vero patrimonio del manager, che deve curarli ogni giorno.

Il cambiamento graduale non ha bisogno di interventi particolari.

Il cambiamento rapido ha bisogno di scardinare i gangli di potere che vi si oppongono, per sostituirli con nuovi gangli di potere favorevole.

Detta così, non ci sarebbe niente di male. E’ una tecnica manageriale.

Quali sono i punti deboli?

Il cambiamento non è un valore di per sé. Si può cambiare in peggio. I fautori del cambiamento non sono migliori di chi vi resiste, se il cambiamento è deteriore anche i cambiatori lo saranno.

Se si parla di gestione di un’organizzazione o di soluzione di un problema specifico, la tecnica può essere accettabile. Pensiamo all’introduzione di un nuovo software, a cambiamenti normativi, a cambiamenti strategici (Starace parla di abbandono del nucleare e adozione di nuove tecnologie energetiche).

Se invece si parla di potere, il discorso si fa pericoloso, perché il potere dei cambiatori è più arrogante e famelico del sazio potere dei conservatori. E perché il potere ha bisogno dei suoi contropoteri per proteggere il debole di fronte al forte e per non diventare arbitrio e dominio del forte sul debole.

Pensando al fare, cambiare, dominare del renzismo come deriva del berlusconismo, si è portati a pensare che le tecniche manageriali applicate alla politica siano disastrose, o quanto meno che vadano prese con le pinze.

E il mondo della consulenza e della formazione, che cosa fa? Assimila ciò che vuole il padrone (nel caso specifico la Confindustria) e ne fa il nuovo verbo, o reagisce criticamente?


I canali dei social media stanno limitando la portata di Megachiroptera: Twitter sta eliminando i follower e fa scherzi su tentativi di intromissione nel tentativo di bloccare l’account; mentre Facebook ha creato una sorta di vuoto cosmico intorno alla pagina ed al profilo e mostra gli aggiornamenti con ritardi di ore.

Megachiroptera non riceve soldi da nessuno e non fa pubblicità per cui non ci sono entrate monetarie di nessun tipo. Il lavoro di Megachiroptera è sorretto solo dalla passione e dall’intento di dare un indirizzo in mezzo a questo mare di disinformazione.

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